Estate: un periodo per lasciar andare, ricaricarsi ed accogliere il nuovo

E’ da maggio che non scrivo un articolo per il blog del mio sito, ma vi assicuro che il sito è vivo. La ragione di questo rallentamento è dovuta al fatto che, per fortuna, il lavoro è aumentato sempre più.

Finalmente è arrivato agosto, il mese in cui tutto rallenta, e ne approfitterò per sospendere l’attività di naturopata, che riprenderà a settembre negli studi di Roma e Guidonia. Ne approfitterò anche per fermarmi e analizzare quanto di buono mi sta portando quest’anno, per migliorarmi sempre più come professionista. Un naturopata che non riflette, non lavora costantemente su di sé, non si forma ampliando le proprie conoscenze, non impara dal suo lavoro precedente per accrescere le proprie competenze, non è un serio naturopata. E non può accompagnare i suoi clienti lungo la strada della salute, della consapevolezza e della crescita interiore, se prima non ha percorso lui stesso questa strada.

In questo articolo vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho fatto durante la mia vacanza di quest’anno (ebbene sì, le mie due settimane di vacanze le ho già fatte!)

Sono stata in Islanda, una terra così estrema, in cui la Natura è così visibilmente madre e sovrana, accogliente ed implacabile, che non può non dare profondi spunti di riflessione. Oltre a ricaricare di energia molto potente.

L'Islanda ha un potere energetico molto intenso: è un luogo dove si sente forte sia il radicamento alla terra che il contatto con la spiritualità, con il resto dell'Universo. Andare in Islanda permette sia di radicarsi che di innalzarsi.

Primo e settimo chakra.


Non a caso alcuni ritengono che in Islanda risieda uno dei centri energetici più intensi della Terra: la penisola di Snaefellsness (nella foto).


La prima cosa che mi ha colpito di questa magnifica terra è l’evidenza di come tutto ciò che è presente in Natura (noi compresi) sia costituito dai quattro elementi: Acqua, Aria, Terra, Fuoco.

E di come questi elementi siano fortemente interconnessi tra loro.

E di come queste connessioni plasmino le leggi naturali, alle quali ogni essere vivente e non vivente è sottoposto. Noi compresi.

Vivere secondo le leggi naturali (e secondo la nostra natura) porta salute, benessere e serenità. Contrastarle porta distruzione, non seguita da ricostruzione. La Natura è potente e vince sempre, perciò è sempre in grado di ritrovare un equilibrio, ma non vale lo stesso per noi esseri viventi, che abbiamo un’adattabilità, per quanto buona, limitata a certe condizioni di vita.

Questo concetto è stato ovvio per i popoli antichi, come ad esempio i cinesi, gli indiani e le stesse genti mediterranee, (concetti ancora oggi utilizzati nella medicina tradizionale cinese, mediterranea e nell’ayurveda), ma è tutto da riscoprire, con curiosità ed impegno, per noi che oggi siamo circondati da asfalto, tecnologia e stress.

 

La seconda cosa mi è tornata alla mente contemplando l’acqua che scorre. Che nasce dalle rocce, si getta nelle cascate, percorre fiumi ed infine giunge alla sua meta: l’oceano. Nonostante tutti gli ostacoli, l’acqua compie il suo corso aggirandoli, con forza e delicatezza al tempo stesso. Procede con naturale e fluida determinazione.

Anche noi dovremmo scorrere nella vita come l’acqua, con la stessa naturalezza, seguendo il flusso, aggirando gli ostacoli, affrontando le cascate, per poi ritornare, infine, nell’oceano. Invece spesso siamo irrigiditi in posizioni prese, convinzioni limitanti, vissuti portati dietro a lungo come zavorre, paure e completa mancanza di accettazione. Così rendiamo tutto più difficile, ci sentiamo male e ci ammaliamo.


La terza cosa su cui ho meditato, negli ultimi giorni di vacanza, riguarda il fatto che non è necessario andare in Islanda (né da qualsiasi altra parte) per ricordarsi di cosa siamo fatti e di come funzionano le leggi naturali. Indubbiamente in terre estreme è tutto molto più evidente che in una metropoli, ma non c’è nulla di nuovo da imparare, dobbiamo solo ricordare ciò che già sappiamo.

Come possiamo fare per riconnetterci alla Natura e, dunque, anche a noi stessi?

Cercandola ed ammirandola in un filo d’erba ai margini di una strada (quella erroneamente definita “erbaccia”), annusando un fiore in un prato (anche una semplice margherita), riposando ai piedi di un albero e tornando ad osservare il mondo con occhi curiosi e senza pregiudizi.

 

Il mio augurio per la vostra estate pertanto è questo:

che possiate lasciare a casa, e definitivamente, le vecchie zavorre che non vi servono più, che portiate con voi solo l’essenziale, che vi ricarichiate energeticamente e che ampliate la vostra mente guardandovi intorno e verso l’orizzonte.

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